Il Banco Piglia Tutto: Amministratori e Banche come Esattori di Valori Fittizi
In un mondo dove il denaro domina, amministratori e banche si configurano sempre più come esattori di valori basati su numeri astratti. L’economia moderna, costruita su meccanismi finanziari complessi, sembra aver perso il contatto con la realtà: ciò che viene scambiato non è più un bene tangibile, ma una rappresentazione numerica di valore spesso scollegata dal mondo reale.
Gli interessi: la moneta che non esiste
Al cuore del problema c’è il concetto di interesse. Quando un amministratore o una banca applica interessi su un debito, cosa rappresentano realmente questi interessi? Non sono altro che numeri aggiunti a un totale che, a loro volta, devono essere ripagati con altro denaro. Ma quel denaro, a sua origine, non esiste. È un valore creato dal nulla.
Pensiamo al sistema bancario. Ogni prestito concesso rappresenta denaro che viene "creato" elettronicamente, senza alcun controvalore fisico. Questo denaro esiste solo in forma di numeri su un conto, ma gli interessi che maturano su di esso devono essere ripagati con denaro reale. È qui che emerge l’assurdità: il sistema richiede continuamente più risorse di quante ne siano realmente disponibili.
Chi è il creditore finale?
Molti credono che i debiti siano dovuti a un “creditore finale,” ma la realtà è ben diversa. Il vero creditore, se così possiamo chiamarlo, non è altro che il sistema stesso: un meccanismo autoreferenziale che continua a esigere valore per mantenersi in vita. Nessun “stampatore di moneta,” se non le banche centrali, interviene direttamente, ma la loro azione è comunque parte del ciclo vizioso: si stampa denaro per ripianare debiti che, a loro volta, generano nuovi interessi.
Gli amministratori come strumenti del sistema
Non è solo il sistema bancario a perpetuare questa logica, ma anche gli amministratori, siano essi pubblici o privati. Questi ultimi diventano, di fatto, esattori di risorse, applicando sanzioni, more e interessi su interessi. Anche qui, i numeri crescono senza che ci sia un valore reale sottostante.
Un esempio emblematico è quello delle tasse sugli immobili o delle spese condominiali. Un proprietario in difficoltà finanziaria, magari a causa di insolvenze subite da altri, si trova sommerso da richieste che non tengono conto della sua reale capacità di pagare. Il risultato? L’esproprio del bene, che viene rimesso nel circuito del debito e degli interessi, arricchendo chi sta al vertice di questo sistema fittizio.
Il paradosso del denaro moderno
In definitiva, il sistema economico attuale si basa su una costruzione teorica che ignora la realtà tangibile. Il denaro, creato dal nulla, diventa il mezzo per controllare beni reali, mentre i cittadini si impoveriscono cercando di ripagare debiti che non potranno mai estinguere.
Questa riflessione ci porta a una domanda fondamentale: fino a che punto può reggere un sistema basato su valori fittizi? E cosa succederebbe se si tornasse a un'economia più ancorata alla realtà, dove il valore è creato dal lavoro e dalla produzione, e non da numeri inseriti in un sistema elettronico?
Forse è giunto il momento di ripensare l'intero impianto economico, restituendo al denaro la sua funzione originaria: un mezzo di scambio e non uno strumento di oppressione.
Nessun commento:
Posta un commento
Di chi sei e cosa ne pensi