sabato 22 marzo 2025

Il Peso Invisibile delle Aziende


Il Peso Invisibile delle Aziende: Un Monologo di Ermanno Faccio sul Disagio Lavorativo e la Resilienza

Scritto da Ermanno Faccio

Oggi ci troviamo qui, in un mondo in cui la distorsione economica globale minaccia la stabilità delle imprese, delle persone, dei lavoratori e, in fondo, della società stessa. Leggendo le parole di Giorgio Laganà

in questo suo  LinkedIn post 

 sull'articolo riguardante il suicidio di un direttore BPM, sono stato colpito dalla riflessione profonda che questo gesto tragico non è solo un atto individuale, ma anche un messaggio simbolico che grida al mondo, in particolare al mondo delle aziende. Le aziende, soprattutto quelle artigianali e commerciali, attraversano situazioni di crisi che sembrano insormontabili, ma spesso riescono a resistere, nonostante tutto, senza cedere alla disperazione.

Quello che ci viene chiesto, però, non è solo una riflessione sul dolore e la sofferenza, ma una comprensione profonda delle radici di questi disagi, dei segnali che, se letti correttamente, potrebbero forse evitare il peggio. E, se vogliamo essere onesti, c'è molto da imparare da chi, nonostante abbia perso milioni di euro — non dei clienti, ma di proprio capitale umano e materiale — è riuscito a trovare la forza di non cedere al pensiero del suicidio. Ecco, in questo è racchiuso un insegnamento che tutti dovremmo cercare di cogliere: la resilienza umana può farci sopravvivere anche nelle condizioni più disumane.

La domanda fondamentale che mi pongo in questo momento è: come mai, nonostante la devastante iniquità dei sistemi economici, molte piccole e medie imprese riescono a sopravvivere senza ricorrere alla disperazione? La risposta è che queste aziende non sono fatte solo di numeri, ma di persone, di uomini e donne che si sacrificano ogni giorno. La loro forza non è solo economica, è anche psicologica e umana. Ma quella forza non è infinita. Non basta la presenza di un codice etico, anche se chiaro e ben scritto, per evitare che il malessere esploda. Ci vogliono strumenti reali per affrontare le difficoltà: sportelli psicologici, una cultura della prevenzione e un management empatico che non si limiti a rispondere alle necessità aziendali, ma anche a quelle emotive e psicologiche dei suoi collaboratori.

E allora, mi pongo un’altra domanda: cosa ci impedisce di prendere sul serio i segnali di disagio? Il burnout, le pressioni lavorative irrealistiche, la sensazione di essere inutili o addirittura dannosi: tutto questo è il risultato di un sistema che non solo non riconosce la dimensione umana del lavoro, ma che spesso ne fa strumento di sfruttamento. Il disagio non è solo qualcosa di invisibile, ma è una realtà che si manifesta attraverso le mimiche facciali, i gesti, i silenzi. Eppure, continuiamo a non vederlo, a ignorarlo, o peggio ancora, a normalizzarlo come una conseguenza inevitabile del sistema.

Ma se vogliamo veramente prevenire queste tragedie, dobbiamo imparare a guardare. E non con gli occhi di chi cerca soluzioni rapide o superficialmente efficienti, ma con quelli di chi sa che dietro ogni cifra c'è una persona. Una persona che, come tanti altri, ha lottato contro la paura di perdere il lavoro, contro la solitudine, contro l’umiliazione di un ruolo deumanizzato.

Mi rendo conto che, in un mondo come il nostro, non è facile cambiare la cultura del lavoro. Ma la domanda che mi pongo è: cosa possiamo fare noi, come membri di una società che si dice civile, per rendere il lavoro un'esperienza umana, che non ci costringa ad annullare la nostra identità e il nostro benessere per garantirci la sopravvivenza economica? Se ogni singolo individuo, ogni singolo lavoratore, si sentisse davvero parte di un sistema che lo valorizza non solo per quello che produce, ma anche per la sua dignità umana, forse saremmo in grado di evitare che la sofferenza esploda in questi atti drammatici.

E, infine, quale responsabilità abbiamo noi tutti? Se un'impresa che ha vissuto la crisi più profonda è riuscita a non cedere, non possiamo forse noi, singoli individui o dirigenti, imparare da quella resilienza? Non possiamo chiederci come mai queste imprese non sono affondate nella disperazione, e come possiamo, nella nostra realtà, fare la stessa cosa? La cultura del benessere, la prevenzione del burnout, la lotta contro il mobbing, l'empatia, sono strumenti che dobbiamo adottare, non solo come parole vuote, ma come comportamenti concreti e quotidiani.

Il cambiamento non avviene da solo, ma si alimenta attraverso le scelte che facciamo ogni giorno, nel modo in cui ci relazioniamo con gli altri, nel modo in cui affrontiamo le difficoltà. Ogni crisi è un'opportunità di crescita. E solo se saremo in grado di affrontare insieme il disagio, con consapevolezza e solidarietà, possiamo sperare di creare un ambiente di lavoro che non solo promuova la produttività, ma che soprattutto salvaguardi la dignità umana.

Nel mio piccolo, io credo che ogni passo verso un cambiamento positivo parta da una riflessione sincera su come trattiamo gli altri e come ci trattiamo a vicenda. Forse, in fondo, la vera risposta alla domanda di Giorgio Laganà su cosa fare per evitare queste tragedie, è proprio quella di dare valore alla vita umana, prima di qualsiasi altra cosa.

A voi, colleghi, manager, imprenditori e lavoratori, lascio questi interrogativi: come possiamo fare in modo che il lavoro non diventi un fardello insostenibile, ma una risorsa che ci aiuta a crescere insieme? Come possiamo tutti contribuire a rendere il nostro ambiente di lavoro un luogo più umano, empatico e sostenibile?

Solo insieme, attraverso un cambiamento culturale, possiamo rispondere a queste domande e sperare in un futuro migliore per tutti."

Ermanno Faccio

1 commento:

  1. Movimento Coscienza sociale & città libera22 marzo 2025 alle ore 10:33

    Noi siamo una piccolissima entità ubicata su Modugno che si prodiga a tutto tondo verso la tutela del cittadino prima come essere umano poi come lavoratore. Affrontiamo insieme le ingiustizie sociali,professionali sia nel pubblico che nel privato. Abbiamo una visione volta ad ascolto e accoglienza insieme alle competenze che mettiamo a disposizione, senza fini di lucro. Siamo il terzo settore tra mercato e stato e ogni giorno siamo attivi e operativi. 7 su 7 ...25/24

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