martedì 15 maggio 2012

Cambiamo l'euro?

Siamo la seconda valuta del mondo dopo la sterlina?
I cambi di oggi,  fatto l'euro base 100:
1 - United kingdom GPB 80,27
2 - Italia EUR 100,00
3 - Stati Uniti USD 129,45
4 - Singapore SGD 161.86
5 - Brasile BRL 252,705
6 - Svizzera CHF 120,11
7 - Tuinsia TND 202,74
8 - Turchia TRY 231,23
9 - Perù PEN 343,57
10 - Romania RON 442,54
11 - Argentina ARS 574,90
12 - Cina CNY 816,58
13 - Svezia SEK 900,11
14 - Russian federation RUB 3901,84
15 - Thailandia THB 4035,49
16 - India INR 6930,57
17 - Algeria DZD 9699,777
18 - Albania ALL 14200,94
19* - Giappone JPY 10342,11 (3)
20* - Madagascar MGA 275216,96
Parrebbe di si, ma solo se la Grecia rimanesse in Europa, altrimenti verremmo immediatamente battuti dal Giappone la cui valuta in realtà va considerata dividendo il sua cambio per 100.
La lotta per il mantenimento del livello dell'euro è presto spiegata: restare la principale valuta mondiale alternativa al USD dollaro.
Se anche l'Italia ne uscisse, ciò potrebbe naturalmente puntare alla creazione di una lira che verrebbe valutata intorno alla quotazione a quella della valuta peruviana,  romena o argentina.
Il che non sarebbe poi neanche male, perché, se come nel caso ipotetico dell'uscita della Grecia, l'Italia uscisse dall'Europa, quest'ultima, e principalmente la Germania,  vedrebbe il cambio dell'Euro quanto meno dimezzarsi.
E in questo caso il problema sarebbe ancora minore: l'EUR andrebbe a 200,00 e la nuova lira si fermerebbe a 400,00, per ipotesi: la differenza non sarebbe poi così esagerata da far temere perdita di credibilità della valuta e della nazione Italiana.
Infatti questo nuovo cambio costituirebbe semplicemente un effetto numerario che non influirebbe sul valore delle merci e degli scambi, i cui prezzi verrebbero immediatamente aggiornati al nuovo listino di cambio.
Si badi bene: offriamo questa argomentazione al fine di non provocare riflessioni che portino necessariamente alla convinzione ad avviarci all'uscita dall'Euro, bensì quale argomento da opporre alle recentemente sperimentate tendenze reazionarie del sistema bancario europeo, che sta provocando l'arresto di qualsiasi economia in tutta Eurolandia.
Non serve infatti il pugno di ferro del rigore teutonico che non comprende certo la caratterialità di popoli quali quello Greco, Italiano e Spagnolo, per favorire lo sviluppo dell'economia.
Una politica volta al consolidamento dei risultati sinora ottenuti dalle famiglie italiane ed europee, scongiurando lo spauracchio dell'espropriazione dei loro beni patrimoniali da parte delle macchine statali, e contemporaneamente a gettare le basi di una continuazione economica in moderata crescita produttiva, come è prudenziale poter sostenere mantenendo una certa credibilità.
Questo e non altro, è l'indirizzo che tutti dobbiamo prendere affinché la presente situazioni non duri oltre il corrente anno.
Ermanno Faccio





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